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Il nostro incontro con la CAA parte da molto lontano. Ne sentimmo parlare la prima volta quando Alice era piccina e ci venne descritta come una possibilità, per lei, di interagire con le persone, il mondo esterno, ed imparare ad esprimere le proprie esigenze ed emozioni. Da lì è iniziato il percorso di noi tre per  imparare una nuova forma di comunicazione attraverso le tante fasi che ci hanno portato fino all oggi. Una strada lunga, tortuosa ed impervia sempre con il supporto di Alessandra, la logopedista di Alice ( anche se a noi  piace pensarla come un angelo custode che ci ha affiancato lungo il cammino  tracciandone la direzione). Ci vorrebbero molte più di queste poche battute per descriverla tutta, mettendoci dentro  le emozioni dei successi, degli stalli, delle sconfitte.
Abbiamo dovuto superare non solo lo scoglio delle battaglie burocratiche scolastiche, lo sforzo per abbattere le barriere mentali  di insegnanti ed educatori, le paure e le  resistenze di Alice per riuscire ad apprezzare la libertà di poter scegliere ed esprimere finalmente bisogni e desideri o semplicemente provare a fare un minimo di conversazione. Le lotte più complicate sono state quelle con noi stessi in quanto primi facilitatori di una nuova lingua, costantemente in bilico. Oscillanti tra la voglia di imparare, per fare di più e meglio, e la naturalezza nel capire l idioma segreto di nostra figlia, i moti che da sempre la animano e che ci hanno portato, nel ruolo di genitori accudenti, ad anticipare ogni sua esigenza. All inizio, comprendendola da sempre al primo sguardo,  l utilizzo della CAA ci appariva un ostacolo, un ulteriore compito da espletare, troppo spesso  a fine giornata.  E allora ci siamo fatti piccoli, abbiamo atteso, pazientato, mollato la presa ma al  tempo stesso ci siamo  impegnati con costanza e dedizione accorgendoci piano piano,
come per magia,  che non solo  poteva mutare la nostra prospettiva ma che, attraverso  l uso della CAA, si poteva cambiare il modo di pensare e comunicare. Per dare voce a chi non ce l ha. Perché la comunicazione, in qualsiasi forma essa si coniughi, è l elemento imprescindibile di ogni esperienza umana

Il nostro incontro con la CAA parte da molto lontano. Ne sentimmo parlare la prima volta quando Alice era piccina e ci venne descritta come una possibilità, per lei, di interagire con le persone, il mondo esterno, ed imparare ad esprimere le proprie esigenze ed emozioni. Da lì è iniziato il percorso di noi tre per  imparare una nuova forma di comunicazione attraverso le tante fasi che ci hanno portato fino all' oggi. Una strada lunga, tortuosa ed impervia sempre con il supporto di Alessandra, la logopedista di Alice ( anche se a noi piace pensarla come un angelo custode che ci ha affiancato lungo il cammino tracciandone la direzione). Ci vorrebbero molte più di queste poche battute per descriverla tutta, mettendoci dentro  le emozioni dei successi, degli stalli, delle sconfitte.
Abbiamo dovuto superare non solo lo scoglio delle battaglie burocratiche scolastiche, lo sforzo per abbattere le barriere mentali  di insegnanti ed educatori, le paure e le  resistenze di Alice per riuscire ad apprezzare la libertà di poter scegliere ed esprimere finalmente bisogni e desideri o semplicemente provare a fare un minimo di conversazione. Le lotte più complicate sono state quelle con noi stessi in quanto primi facilitatori di una nuova lingua, costantemente in bilico. Oscillanti tra la voglia di imparare, per fare di più e meglio, e la naturalezza nel capire l' idioma segreto di nostra figlia, i moti che da sempre la animano e che ci hanno portato, nel ruolo di genitori accudenti, ad anticipare ogni sua esigenza. All' inizio, comprendendola da sempre al primo sguardo,  l' utilizzo della CAA ci appariva un ostacolo, un ulteriore compito da espletare, troppo spesso  a fine giornata.  E allora ci siamo fatti piccoli, abbiamo atteso, pazientato, mollato la presa ma al  tempo stesso ci siamo  impegnati con costanza e dedizione accorgendoci piano piano,
come per magia,  che non solo  poteva mutare la nostra prospettiva ma che, attraverso  l' uso della CAA, si poteva cambiare il modo di pensare e comunicare. Per dare voce a chi non ce l' ha. Perché la comunicazione, in qualsiasi forma essa si coniughi, è l' elemento imprescindibile di ogni esperienza umana
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Il panorama europeo dei diritti dei caregiver familiari è profondamente frammentato: mentre i paesi del Nord Europa e la Germania integrano il caregiver nel sistema di welfare con stipendi, contributi pensionistici e tutele forti, l'Italia si è storicamente affidata a un modello "familista" basato su sussidi monetari indiretti (come l'indennità di accompagnamento) e su permessi lavorativi.
Tuttavia, il quadro italiano sta vivendo una fase di transizione: il 12 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge quadro per il riconoscimento del caregiver (pessimo perché rigidissimo e per pochi e per quei pochi eroga pochissimo!)

🔍 Le differenze chiave rispetto all'Italia

1. Il concetto di "Lavoro" vs "Dovere Familiare": In Europa settentrionale il caregiver è visto come un soggetto che eroga una prestazione per conto dello Stato (facendogli risparmiare i costi di un ricovero) e per questo viene contrattualizzato o indennizzato. In Italia la cura è stata storicamente considerata un "dovere morale" intrafamiliare, supportata solo "girando" l'indennità di accompagnamento del disabile al parente (no contributo pensione).
2. La tutela previdenziale: Questo è il vero tallone d'Achille italiano. Chi lascia il lavoro in Italia per fare il caregiver rischia la povertà in vecchiaia. In Germania e Svezia, gli anni dedicati alla cura accumulano contributi previdenziali reali come se si stesse lavorando in fabbrica o in ufficio.
3. Servizi di Sollievo (Respite Care): Paesi come Svezia e Paesi Bassi offrono una rete capillare di "sostituti professionali" gratuiti che permettono al caregiver familiare di andare in vacanza o riposarsi. In Italia le strutture di sollievo sono scarse e prevalentemente a carico delle famiglie.
4. I punti di forza italiani: Va detto che la Legge 104/1992 e il relativo congedo straordinario biennale retribuito rappresentano strumenti di flessibilità lavorativa eccellenti.

🏆 Chi ha le migliori leggi?

Il modello svedese e il modello tedesco si contendono il primato delle migliori legislazioni, sebbene rispondano a filosofie diverse:
Svezia (Migliore per l'integrazione nei servizi): È considerata l'eccellenza perché non isola il caregiver. Offre la scelta tra un vero e proprio stipendio erogato dal comune per l'assistenza al parente e una fittissima rete di servizi pubblici domiciliari. L'assistenza non grava mai interamente sulle spalle del singolo.
Germania (Migliore per l'architettura previdenziale): Vince sul piano della sicurezza a lungo termine. Il sistema assicurativo per la non-autosufficienza (Pflegeversicherung) garantisce che la persona che assiste un familiare non venga penalizzata sul piano della futura pensione, coprendo interamente i contributi previdenziali.
L'Italia sconta decenni di ritardo e lo stanziamento di fondi è ancora limitato rispetto alla platea reale dei beneficiari
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Dolce Alice

Bellissima ragazza

Splendida SUPER ragazzaaa!!!🤩❤️❤️

SEI Bellissima Alice ❤️

Amore ma quanto sei bella 😍😍😍

Bellissima Alice ,!!!!💕

Meravigliosa Alicetta nostra❣️

bellissima e mai ferma il tuo cuore viaggia più dei nostri ti voglio bene 💕

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Abbiamo dovuto superare non solo lo scoglio delle battaglie burocratiche scolastiche, lo sforzo per abbattere le barriere mentali  di insegnanti ed educatori, le paure e le  resistenze di Alice per riuscire ad apprezzare la libertà di poter scegliere ed esprimere finalmente bisogni e desideri o semplicemente provare a fare un minimo di conversazione. Le lotte più complicate sono state quelle con noi stessi in quanto primi facilitatori di una nuova lingua, costantemente in bilico. Oscillanti tra la voglia di imparare, per fare di più e meglio, e la naturalezza nel capire l idioma segreto di nostra figlia, i moti che da sempre la animano e che ci hanno portato, nel ruolo di genitori accudenti, ad anticipare ogni sua esigenza. All inizio, comprendendola da sempre al primo sguardo,  l utilizzo della CAA ci appariva un ostacolo, un ulteriore compito da espletare, troppo spesso  a fine giornata.  E allora ci siamo fatti piccoli, abbiamo atteso, pazientato, mollato la presa ma al  tempo stesso ci siamo  impegnati con costanza e dedizione accorgendoci piano piano,
come per magia,  che non solo  poteva mutare la nostra prospettiva ma che, attraverso  l uso della CAA, si poteva cambiare il modo di pensare e comunicare. Per dare voce a chi non ce l ha. Perché la comunicazione, in qualsiasi forma essa si coniughi, è l elemento imprescindibile di ogni esperienza umana

Il nostro incontro con la CAA parte da molto lontano. Ne sentimmo parlare la prima volta quando Alice era piccina e ci venne descritta come una possibilità, per lei, di interagire con le persone, il mondo esterno, ed imparare ad esprimere le proprie esigenze ed emozioni. Da lì è iniziato il percorso di noi tre per  imparare una nuova forma di comunicazione attraverso le tante fasi che ci hanno portato fino all' oggi. Una strada lunga, tortuosa ed impervia sempre con il supporto di Alessandra, la logopedista di Alice ( anche se a noi piace pensarla come un angelo custode che ci ha affiancato lungo il cammino tracciandone la direzione). Ci vorrebbero molte più di queste poche battute per descriverla tutta, mettendoci dentro  le emozioni dei successi, degli stalli, delle sconfitte.
Abbiamo dovuto superare non solo lo scoglio delle battaglie burocratiche scolastiche, lo sforzo per abbattere le barriere mentali  di insegnanti ed educatori, le paure e le  resistenze di Alice per riuscire ad apprezzare la libertà di poter scegliere ed esprimere finalmente bisogni e desideri o semplicemente provare a fare un minimo di conversazione. Le lotte più complicate sono state quelle con noi stessi in quanto primi facilitatori di una nuova lingua, costantemente in bilico. Oscillanti tra la voglia di imparare, per fare di più e meglio, e la naturalezza nel capire l' idioma segreto di nostra figlia, i moti che da sempre la animano e che ci hanno portato, nel ruolo di genitori accudenti, ad anticipare ogni sua esigenza. All' inizio, comprendendola da sempre al primo sguardo,  l' utilizzo della CAA ci appariva un ostacolo, un ulteriore compito da espletare, troppo spesso  a fine giornata.  E allora ci siamo fatti piccoli, abbiamo atteso, pazientato, mollato la presa ma al  tempo stesso ci siamo  impegnati con costanza e dedizione accorgendoci piano piano,
come per magia,  che non solo  poteva mutare la nostra prospettiva ma che, attraverso  l' uso della CAA, si poteva cambiare il modo di pensare e comunicare. Per dare voce a chi non ce l' ha. Perché la comunicazione, in qualsiasi forma essa si coniughi, è l' elemento imprescindibile di ogni esperienza umana
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Tuttavia, il quadro italiano sta vivendo una fase di transizione: il 12 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge quadro per il riconoscimento del caregiver (pessimo perché rigidissimo e per pochi e per quei pochi eroga pochissimo!)

🔍 Le differenze chiave rispetto all'Italia

1. Il concetto di "Lavoro" vs "Dovere Familiare": In Europa settentrionale il caregiver è visto come un soggetto che eroga una prestazione per conto dello Stato (facendogli risparmiare i costi di un ricovero) e per questo viene contrattualizzato o indennizzato. In Italia la cura è stata storicamente considerata un "dovere morale" intrafamiliare, supportata solo "girando" l'indennità di accompagnamento del disabile al parente (no contributo pensione).
2. La tutela previdenziale: Questo è il vero tallone d'Achille italiano. Chi lascia il lavoro in Italia per fare il caregiver rischia la povertà in vecchiaia. In Germania e Svezia, gli anni dedicati alla cura accumulano contributi previdenziali reali come se si stesse lavorando in fabbrica o in ufficio.
3. Servizi di Sollievo (Respite Care): Paesi come Svezia e Paesi Bassi offrono una rete capillare di "sostituti professionali" gratuiti che permettono al caregiver familiare di andare in vacanza o riposarsi. In Italia le strutture di sollievo sono scarse e prevalentemente a carico delle famiglie.
4. I punti di forza italiani: Va detto che la Legge 104/1992 e il relativo congedo straordinario biennale retribuito rappresentano strumenti di flessibilità lavorativa eccellenti.

🏆 Chi ha le migliori leggi?

Il modello svedese e il modello tedesco si contendono il primato delle migliori legislazioni, sebbene rispondano a filosofie diverse:
Svezia (Migliore per l'integrazione nei servizi): È considerata l'eccellenza perché non isola il caregiver. Offre la scelta tra un vero e proprio stipendio erogato dal comune per l'assistenza al parente e una fittissima rete di servizi pubblici domiciliari. L'assistenza non grava mai interamente sulle spalle del singolo.
Germania (Migliore per l'architettura previdenziale): Vince sul piano della sicurezza a lungo termine. Il sistema assicurativo per la non-autosufficienza (Pflegeversicherung) garantisce che la persona che assiste un familiare non venga penalizzata sul piano della futura pensione, coprendo interamente i contributi previdenziali.
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CHI SIAMO - fondazione INDOMIT'ALICE ets

Siamo una Fondazione che accoglie e sostiene bambini e giovani adulti con bisogni speciali, offrendo anche supporto alle loro famiglie.

Promuoviamo l’inclusione attiva attraverso attività ludico-ricreative e laboratori, valorizzando l’unicità di ciascuno e favorendo lo sviluppo personale in un clima di gioia, collaborazione e rispetto reciproco.

I nostri spazi sono accessibili e pensati per stimolare la fantasia, la manualità e la socializzazione, affinché ogni partecipante possa esprimersi, mettersi alla prova e crescere.

Crediamo che la disabilità sia una delle tante sfumature dell’essere umano.

Siamo una fondazione che pensa che le difficoltà vadano affrontate col Sorriso.

Usiamo il Gioco per creare inclusione e permettere a chi ha una grave disabilità di vivere con felicità e partecipazione insieme agli altri, tutti gli altri.

Vogliamo che i nostri figli sappiano sorridere con gli altri.

Il nostro motto è INCLUSIONE.

Promuoviamo attività tra Bimbi con DISABILITÀ e Bimbi normodotati, con uno strumento bellissimo che è il GIOCO.

CHI SIAMO

INDOMIT'ALICE ONLUS

Siamo una fondazione che pensa che le difficoltà vadano affrontate col Sorriso.

Usiamo il Gioco per creare inclusione e permettere a chi ha una grave disabilità di vivere con felicità e partecipazione insieme agli altri, tutti gli altri.

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